Mi rivolgo alla redazione di Italia allo Specchio relativamente alla puntata del 9/04/2009. In questa puntata la bravissima conduttrice aveva formulato una domanda ad un sacerdote chiedendo " Dov'era Dio secondo lei durante questo terremoto?" E il sacerdote si è trovato in realtà piuttosto imbarazzato e la sua umile risposta è stata " Io veramente non sono in grado di rispondere a questa domanda".
Non che io sia in grado, per carità, però ho un mio pensiero...
Intanto noi pensiamo che Dio sia solo il Dio degli uomini, in realtà Dio è Dio del creato, del Cosmo, di tutti gli esseri, della Terra e del Cielo.
La Natura risponde a leggi precise, che spesso noi uomini disattendiamo, o, nella migliore delle ipotesi, non prendiamo in considerazione. Direi che ci dimentichiamo proprio che noi stessi siamo parte integrante della Natura e che essa fa il suo corso, cosicchè noi consideriamo "maligno" qualcosa che fa parte di un processo del tutto naturale. La Terra vive, palpita, è un organismo che ha una sua storia, un suo processo evolutivo e noi che viviamo, ahimè, come ospiti sopra di lei, CE NE SCORDIAMO e invece di ringraziarla, onorarla , consacrarla proprio in quanto dono di Dio, non facciamo altro che depauperarla, sporcarla, inquinarla e sottovalutarla.
Io non credo che Dio non ci sia stato. Credo che tutto faccia parte di Dio, l'Uomo e la Terra. Lui non può privilegiare l'uno a scapito dell'altro, ma solamente presiedere a ciò che ha creato e a cui noi, piccoli uomini, siamo sottoposti come tutto il resto... Questo è il mio piccolo pensiero che sicuramente non può spiegare perchè tante persone e tanti bambini o anziani abbiano perso la vita e altri no....ma forse può riportare tutto ad un ambito più "vero". Spesso ci dimentichiamo della nostra precarietà di uomini e ci sentiamo forti quando abbiamo tanti limiti...
Grazie per l'attenzione
Complimenti a Francesca Senette per la sua conduzione garbata e a tutta la redazione
Visualizzazione post con etichetta Miei Articoli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Miei Articoli. Mostra tutti i post
IL PROGETTO DEL SOLE

Al momento della nostra nascita, è il Sole che transitando in un determinato segno zodiacale determina il progetto che dovremo perseguire , mentre l’Ascendente, il segno che sorge a Est rappresenta il bagaglio, le risorse che già possediamo, le valige con cui ci presentiamo al mondo. In genere è l’Ascendente il segno in cui ci identifichiamo maggiormente, mentre il segno a cui apparteniamo è ciò che dovremmo diventare ed esprimere.
Vuoi sapere con che bagaglio arrivi sulla Terra e qual è il tuo personale progetto da realizzare nella tua vita? Scrivimi indicando data, luogo e ora di nascita, ti risponderò qui direttamente sul blog.
Un luminoso e galattico abbraccio
Se vuoi la risposta ad una domanda personale clicca sul link “La mia astrologia” a destra della pagina.
Buona estate!
Etichette:
Miei Articoli
L'ANTRO DI ITACA

E’ dalla Luce e dal Buio che l’Uomo trae i suoi simboli fondamentali come il movimento del tempo, il ripetersi dei cicli, l’alternanza del giorno e della notte, le stagioni.
La Luce, attraverso il Sole, designa simbolicamente il potere regale e divino, mentre all’opposto la sua mancanza lascia il posto alla Tenebra e all’Ignoto, ad un potere soverchiante e luciferino.
La Luce è fonte di Vita, la sua assenza riconduce alla Morte.
Dicembre è il mese dell’assenza di Luce. Il Sole, nel giorno più breve dell’anno, interrompe il suo cammino verso Sud, e nel punto di massima declinazione negativa, sembra quasi perdersi definitivamente, sotto l’orizzonte.
Anche l’Uomo si sente perso e in questo buio reale e simbolico, identifica tutto il suo smarrimento esistenziale, il suo bisogno estremo di trovare la Luce appunto, che non può essere solo fuori di Sé, ma piuttosto scovata all’interno, ancora più forte e più luminosa di quella che l’Astro suggerisce con la sua presenza concreta.
Il divino si manifesta ora, a ricordarci che il Sole interiore è sempre vivo, al di là del tempo, al di là dei giri della ruota del destino.
Nell’Odissea Omero descriveva il misterioso antro dell’isola di Itaca nel quale si aprivano due porte: “ l’una volta a Borea, è la discesa degli uomini, (solstizio d’estate), l’altra, invece, che si volge a Noto è per gli dei e non la varcano gli uomini, ma è il cammino degli immortali” (solstizio invernale).
Nella tradizione romana il custode delle porte, comprese le solstiziali, era il misterioso dio bifronte Giano, signore dell’Eternità. Giano tiene un bastone, ovvero uno scettro, nella mano destra e una chiave nella sinistra. Il primo è l’emblema del potere regale, la seconda di quello sacerdotale. Egli è dunque quello che ruota sulla sua terza faccia nascosta e invisibile, l’asse del mondo. L’etimologia del suo nome rivela questa funzione: Ianus, da cui il sanscrito yana (via) e il latino ianua (porta). Egli ci conduce da uno stato all’altro, ci accompagna all’entrata nel mondo della materia e all’uscita, dove nascono gli dei immortali.
La porta e l’Antro, la Caverna, la Grotta, rimandano a quei luoghi sacri dove si celebrano i riti iniziatici, la preparazione al Viaggio, incubazione dell’ Uomo Nuovo.
Sono anticamere leggendarie dove avvengono misteriose trasformazioni, come la Grotta di Merlino, fonte di ogni visione e conoscenza oppure cunicoli , cripte, materializzazione quasi di un”regressum ad uterum” dove perfino il battesimo veniva celebrato dalle prime comunità cristiane delle origini.
Simbolo dell’ignoto, dell’inconscio e dei suoi pericoli , abisso da dove possono emergere mostri, oppure ricettacolo di energia tellurica, la caverna può essere labirinto , quindi percorso iniziatico ed alchemico ma anche ritorno ad un grembo originario ed intatto.
Come in ogni rappresentazione umana e terrena, anche il solstizio invernale può essere inteso, dunque , nel suo duplice significato: opportunità di rinascita che deriva dall’abbandono delle vecchie strutture, oppure perdizione , energia involutiva e disgregante.
Sta sempre all’Uomo decidere, in base al proprio libero arbitrio, quale strada imboccare, se quella della trasformazione o quella dell’inerzia , o peggio della distruzione. Come dice Wirth nel “Simbolismo ermetico” parlando di Saturno, il pianeta governatore del segno del Capricorno, il segno del solstizio invernale, appunto“ ….il Piombo di Saturno è per gli Ermetisti il fondamento della loro Arte. Questo vile metallo racchiude l’Oro in potenza. Il saggio lo mette in opera, in quanto è maturo per la trasmutazione, al pari del vegliardo pronto al ringiovanimento naturale che si produce con l’operazione alchemica della dissoluzione del corpo, processo di rinnovamento di cui non ha timore l’Iniziato”.
La Caverna come canale di parto materiale e spirituale, ingresso agli Inferi e di ritorno al mondo, rappresenta la Terra come il centro dell’Universo, il luogo dove convergono tutte le forme passate e future, gli infiniti universi.
L’immagine di Gesù nella povera mangiatoia, nella fredda grotta di Betlemme è impressa in maniera indelebile nella nostra mente come questo punto-Luce , riferimento universale, verso cui, in questa magica notte, tutto l’Universo sembra convergere, dai pastori, ai Magi, alle stesse stelle nel cielo. Un movimento, un andare-verso che è quasi ipnotico. Sembra quasi di sentirne i richiami, le voci, gli stupori e il loro incredulo sommesso incedere notturno.
Etichette:
Miei Articoli
L'ALEPH
Immaginare di stare senza pensieri, anche per poco . Cosa rimane di noi?
Il pensiero, il ragionamento, è certamente importante . Aiuta a collegarsi con la vita concreta. E’ un ponte fondamentale per la conoscenza scientifica, tecnica e per raccontare, per spiegare.
Per altri versi il pensiero, e cioè la mente, è un filtro che si frappone tra noi e il mondo.
Un conto è la realtà, un conto è quello che noi ne diciamo o ne pensiamo. Ecco che lì scatta il giudizio personale, il relativismo del tempo e dello spazio, e i condizionamenti che dietro ai pensieri e ai pareri si manifestano. Condizionamenti familiari, sociali, geografici, temporali, scolastici …..potrei non finire mai, il “vissuto”, insomma, il “particolare”.
Ma togliendo questa “barriera”, supponendo di riuscire a fermare questo chiacchiericcio incessante che la mente produce, cosa succede?
La cosiddetta “meditazione” praticata nello yoga e nelle varie discipline spirituali soprattutto orientali, in realtà è, per noi occidentali, impregnati di razionalità fino al midollo, che dimentichiamo di rendere omaggio alla nostra parte “segreta” - quella del Cuore - ( si vede quale realtà produciamo, no?), è, dicevo, una “scoperta” che può finalmente suggerirci un modo diverso di guardare la realtà.
La genialità di questa tecnica è tutta nell’ampliamento di quel momento di “break” della mente, quel piccolo vuoto che esiste tra un pensiero e l’altro. Consiste cioè nel riuscire a prolungare quel attimo che pur “è” nella pausa tra i pensieri. Ampliando questo silenzio della mente allarghiamo la nostra visuale su qualcosa di sconosciuto, un mondo che vive dentro di noi, occultato, disperso.
Cosa accade, allora, quando la mente cessa di agire e si ammutolisce? Dove andiamo? Cosa possiamo “vedere” in quel buio in cui i pensieri cessano di fluire?
Ecco, una volta che l’Io giudicante smette di parlare, finiti i perché , finite le ipotesi, i “se” e i “ma”, rimane una realtà dentro di noi, di cui possiamo solo testimoniare l’esistenza con la nostra presenza. Cominciamo ad ascoltare , a essere, a sentirci non più alla superficie di noi , ma piuttosto al “centro”. Troviamo la semplicità che quello che è, è, e non è né bene né male, ma come se l’ individuale diventasse universale e cominciasse ad avere accesso ad un luogo che non è solo personale ma è comune all’umanità, alla Natura, alla Vita stessa , come un flusso in cui tutte le individualità particolari confluiscono, in cui si percepisce anziché l'isolamento dal mondo, una partecipazione completa con esso, con l’Universo, con il Tutto.
Io credo che lì, proprio in quel luogo, libero da filtri, ci sia la visione del Cuore; quel intuito che si risveglia in noi e che ci fa percepire a tutto tondo al di là di qualsiasi ragionevole intendimento; quando percepiamo sensazioni inspiegabili e proprio in quel momento il pensiero, la “ratio” è muta e silente e non riesce a soverchiare la realtà con l’illusione e l’incantamento.
Questo fraintendimento fondamentale, questa ipnosi, l’inganno, è quello di percepire la realtà come molteplice e frammentaria, mentre l’alfa e l’omega non sono separati, l’origine e la fine coincidono, il nostro incedere nel tempo non è una linea retta. Essa è reale solo finché si è legati alla manifestazione sensibile, ma diventa impalpabile, un miraggio, se si muta orientamento e prospettiva.
“E’ l’Aleph del racconto di Borges, il punto di osservazione diverso, il luogo in cui convergono tutte le forme passate e future, in cui esistono contemporaneamente tutti gli uomini, tutte le terre, tutti gli eventi. La successione ciclica è legata al mondo fenomenico, la simultaneità di tutte le cose appartiene invece ad un ordine di realtà più profondo che giace nell’ “essere”.
E’ la grotta di Merlino, fonte di ogni visione e conoscenza. È il buco attraverso cui Alice precipita nel Paese delle Meraviglie. E’ il “ punto immobile del mondo rotante” di T.S.Eliot che canta la struggente inafferrabilità di quel porto celeste:” né da, né verso; nel punto immobile c’è la danza. Ma né arresto né movimento. E non chiamarla fissità. Là dove il passato e il futuro si uniscono. Né moto da, né verso. Né ascesa né declino. Eccetto per il punto, il punto immobile, non vi sarebbe danza, e vi è soltanto danza”."
Bibliografia: Francesca Pacini "La ruota degli dèi" Simmetria Edizioni
Il pensiero, il ragionamento, è certamente importante . Aiuta a collegarsi con la vita concreta. E’ un ponte fondamentale per la conoscenza scientifica, tecnica e per raccontare, per spiegare.
Per altri versi il pensiero, e cioè la mente, è un filtro che si frappone tra noi e il mondo.
Un conto è la realtà, un conto è quello che noi ne diciamo o ne pensiamo. Ecco che lì scatta il giudizio personale, il relativismo del tempo e dello spazio, e i condizionamenti che dietro ai pensieri e ai pareri si manifestano. Condizionamenti familiari, sociali, geografici, temporali, scolastici …..potrei non finire mai, il “vissuto”, insomma, il “particolare”.
Ma togliendo questa “barriera”, supponendo di riuscire a fermare questo chiacchiericcio incessante che la mente produce, cosa succede?
La cosiddetta “meditazione” praticata nello yoga e nelle varie discipline spirituali soprattutto orientali, in realtà è, per noi occidentali, impregnati di razionalità fino al midollo, che dimentichiamo di rendere omaggio alla nostra parte “segreta” - quella del Cuore - ( si vede quale realtà produciamo, no?), è, dicevo, una “scoperta” che può finalmente suggerirci un modo diverso di guardare la realtà.
La genialità di questa tecnica è tutta nell’ampliamento di quel momento di “break” della mente, quel piccolo vuoto che esiste tra un pensiero e l’altro. Consiste cioè nel riuscire a prolungare quel attimo che pur “è” nella pausa tra i pensieri. Ampliando questo silenzio della mente allarghiamo la nostra visuale su qualcosa di sconosciuto, un mondo che vive dentro di noi, occultato, disperso.
Cosa accade, allora, quando la mente cessa di agire e si ammutolisce? Dove andiamo? Cosa possiamo “vedere” in quel buio in cui i pensieri cessano di fluire?
Ecco, una volta che l’Io giudicante smette di parlare, finiti i perché , finite le ipotesi, i “se” e i “ma”, rimane una realtà dentro di noi, di cui possiamo solo testimoniare l’esistenza con la nostra presenza. Cominciamo ad ascoltare , a essere, a sentirci non più alla superficie di noi , ma piuttosto al “centro”. Troviamo la semplicità che quello che è, è, e non è né bene né male, ma come se l’ individuale diventasse universale e cominciasse ad avere accesso ad un luogo che non è solo personale ma è comune all’umanità, alla Natura, alla Vita stessa , come un flusso in cui tutte le individualità particolari confluiscono, in cui si percepisce anziché l'isolamento dal mondo, una partecipazione completa con esso, con l’Universo, con il Tutto.
Io credo che lì, proprio in quel luogo, libero da filtri, ci sia la visione del Cuore; quel intuito che si risveglia in noi e che ci fa percepire a tutto tondo al di là di qualsiasi ragionevole intendimento; quando percepiamo sensazioni inspiegabili e proprio in quel momento il pensiero, la “ratio” è muta e silente e non riesce a soverchiare la realtà con l’illusione e l’incantamento.
Questo fraintendimento fondamentale, questa ipnosi, l’inganno, è quello di percepire la realtà come molteplice e frammentaria, mentre l’alfa e l’omega non sono separati, l’origine e la fine coincidono, il nostro incedere nel tempo non è una linea retta. Essa è reale solo finché si è legati alla manifestazione sensibile, ma diventa impalpabile, un miraggio, se si muta orientamento e prospettiva.
“E’ l’Aleph del racconto di Borges, il punto di osservazione diverso, il luogo in cui convergono tutte le forme passate e future, in cui esistono contemporaneamente tutti gli uomini, tutte le terre, tutti gli eventi. La successione ciclica è legata al mondo fenomenico, la simultaneità di tutte le cose appartiene invece ad un ordine di realtà più profondo che giace nell’ “essere”.
E’ la grotta di Merlino, fonte di ogni visione e conoscenza. È il buco attraverso cui Alice precipita nel Paese delle Meraviglie. E’ il “ punto immobile del mondo rotante” di T.S.Eliot che canta la struggente inafferrabilità di quel porto celeste:” né da, né verso; nel punto immobile c’è la danza. Ma né arresto né movimento. E non chiamarla fissità. Là dove il passato e il futuro si uniscono. Né moto da, né verso. Né ascesa né declino. Eccetto per il punto, il punto immobile, non vi sarebbe danza, e vi è soltanto danza”."
Bibliografia: Francesca Pacini "La ruota degli dèi" Simmetria Edizioni
Etichette:
Miei Articoli
IL SEGRETO DELLE PORTE ZODIACALI
Riusciamo a immaginare i primi Uomini sulla Terra, il loro immenso stupore nell’osservare per la prima volta i moti del Cielo?
Ancora oggi, in quelle rare occasioni in cui possiamo strappare un brandello di volta celeste alle costruzioni selvagge delle nostre città, oppure nei momenti di fuga dal caos della modernità, su una spiaggia o in montagna, noi stessi rimaniamo attoniti di fronte alla Via Lattea che si distende e sembra riversarsi come un nastro bianco sopra di noi, oppure davanti al sorgere di una Luna Piena…..
Riusciamo certamente a visualizzare mentalmente il momento in cui questo nostro antenato abbia iniziato con l’osservare il Sole , poi la Luna che prendeva il suo posto di notte ; e poi ancora il movimento dei corpi celesti, astri rotanti nell’infinito, che, dalla sua visuale terrestre, tracciavano sentieri misteriosi, ancor più misteriosi ritorni, innumerevoli cicli scanditi da levate e tramonti, dall’alternanza di Luce e di Buio, di Caldo e di Freddo, di Secco e di Umido.
La Terra cambiava e sembrava risuonare con le vibrazioni astrali, i quattro elementi rispondevano con l’abbondanza o con la penuria , e lui, l’Uomo, nel suo stesso corpo risentiva o beneficiava di quei mutamenti. Egli, pur così inizialmente indifferenziato, indiviso, quale feto in un immenso Utero, ad un certo momento sente insorgere bisogni. Il suo “Io” che patisce il Caos in cui è immerso lo spinge a cercare un significato, un ordine che spieghi ogni cosa.
E l’ordine lo trova nel Cosmo.
Ora che viviamo nella cosiddetta “civiltà” , dimentichi di abitare un astro viaggiante nello spazio infinito, non siamo consapevoli di ruotare incessantemente ora guardando il Sole di Giorno oppure arditamente dandogli le spalle, la Notte.
Da millenni, percorriamo su questo strano “cocchio” chiamato Terra un sentiero annuale che idealmente inizia in primavera, nel mese di marzo e che giorno dopo giorno, mese per mese attraversa dodici stazioni, dodici fasi stagionali , comunemente chiamate “segni zodiacali”.
Il Sole, nella sua orbita, percorre il cerchio zodiacale coincidente con il suo percorso annuale, stabilendo così, al momento della nostra nascita, quale sia la nostra appartenenza zodiacale e quindi il nostro “imprinting” cosmico.
L’astrologia, che ha accompagnato l’astronomia a partire da quattro millenni prima di Cristo, nel corso dei secoli, fino ad arrivare alle porte della modernità, è riuscita bene o male a sopravvivere alle persecuzioni di carattere religioso, mentre è stata letteralmente smantellata dall’avvento del cosiddetto pensiero “scientifico”. In quel momento fu detronizzata da materia di studio universitaria a mèra superstizione e declassata ad un passatempo per creduloni e analfabeti, ma i Caldei, i veri iniziatori di questa disciplina furono studiosi straordinari tanto che ancora oggi noi dobbiamo a loro la maggior parte delle conoscenze di base delle leggi astronomiche.
Caldei : nome misterioso con il quale venivano designati gli studiosi della scienza astrologica in Mesopotamia. Essi erano non solo scienziati ma anche e soprattutto cultori di una Scienza Sacra.
Lo studio astronomico, a quel tempo, era accompagnato da quello astrologico e divinatorio, perché gli astri e le costellazioni come tutti i componenti della Natura, rappresentavano dei “segni” attraverso cui gli dèi si mettevano in comunicazione con il mondo degli uomini. Solo i sacerdoti potevano decifrarli correttamente e celebrare i rituali necessari per scongiurare previsioni nefaste . Ad ogni evento celeste corrispondeva un evento terrestre analogo, a dimostrazione che “ciò che sta in alto è uguale a ciò che sta in basso”.
Eppure la Scienza Astrologica ancora sopravvive e, mentre viene rozzamente divulgata dai media, è pur vero che è sufficiente per ciascuno di noi, sulla semplice osservazione empirica, verificare anche sommariamente che chi nasce ad Agosto sotto il segno del Leone manifesta questa sua appartenenza in maniera riconoscibile nei suoi tratti essenziali, che saranno ben diversi dal riserbo e dalla “rigidità” di un nato nel pieno della stagione invernale, nel segno del Capricorno.
E questo non perché le costellazioni lancino influssi che condizionano la nostra psiche, come ci fanno spesso rozzamente credere , ma semplicemente perché in Estate il Sole, attraversando quella determinata porzione di Cielo, avrà una forza vivificante e di estroversione che sarà ben diversa da quella tiepida e brevissima del periodo invernale e questa differenza del “dosaggio” tra Forza Giorno e Forza Notte è determinante , per analogia e non per causalità, ai fini del carattere individuale. Gli antichi potevano ben osservare queste differenze energetiche anche per stabilire la negatività o meno di futuri eventi, mentre una rudimentale psicologia poteva essere abbozzata anche a livello del singolo.
La stessa Natura, ad una semplice osservazione, suggerisce l’analogia appropriata: ad Agosto la Natura si manifesta orgogliosamente e sfrontatamente all’esterno, evidenziando l’abbondanza di frutti e il rigoglio della vegetazione. Non sembra vestirsi di un manto regale, facendo bella mostra di sé, specchio sulla Terra della forza vivificante e fecondante del Sole?
E nella stagione invernale, il seme ormai a riposo sotto la Terra, non deve forse, in assenza della forza solare, attingere ad altre risorse per sopravvivere in condizioni molto più avverse , quali la resistenza e la pazienza in modo da ridurre al minimo il dispendio di energia e poter contare su una più duratura aspettativa di sopravvivenza in modo da garantire la vita che dovrà sbocciare poi in Primavera?
E ancora: oltre al Sole anche la Luna e i pianeti del sistema solare attraversano la fascia zodiacale , ognuno con la propria traiettoria, la propria orbita e il proprio tempo di rivoluzione. Il rapporto attraverso il quale si relazionano tra di loro si regge su una complessa armonia geometrica e aritmetica che esprime valenze numeriche, musicali, psicologiche, esoteriche religiose e magiche. Lo studio di questi rapporti completa e arricchisce quanto detto in precedenza: il velo che viene sollevato sul loro significato dipende dalla perseveranza e dall’attenzione di chi lo solleva.
E’ necessario allora, come in tutti i processi conoscitivi, avvicinarsi a questo Sapere con il cuore puro, con cautela ed umiltà, ma anche con la consapevolezza che sollevare il “Velo di Iside” significa scrutare uno Specchio in cui la propria immagine riflessa può restituirci, ad ogni progresso autentico, il senso della nostra “divinità”.
Le ere zodiacali, i segni, i decani, e infine anche il singolo grado zodiacale esprimono una simbologia che riflette in se stesso l’intera creazione. Come una singola cellula contiene l’informazione dell’intero corpo, così ogni elemento dello zodiaco rappresenta un frammento, una porta, un varco attraverso cui possiamo comprendere il Tutto.
Ecco perché il sapere logico-razionale, da solo, non può essere sufficiente. Esso da solo divide , separa, discrimina. Ma è solo una parte del percorso conoscitivo che va completato e inserito in un ambito più ampio di collegamenti e di analogie.
Nessuna conoscenza sarà mai veramente autentica senza la visione del Cuore, quella unificante e onnicomprensiva, vero “ ponte” di comprensione tra materia e psiche.
Esso solo è l’unico piano che permette di integrare ciò che sta in “basso” con ciò che sta “in alto”, è il vero salto di consapevolezza che può farci finalmente comprendere che la molteplicità è solo illusione dei sensi, e che la Verità si trova nell’Unità che sottende ogni cosa e che costituisce il vero “segreto “ di qualsiasi autentica conoscenza.
Ancora oggi, in quelle rare occasioni in cui possiamo strappare un brandello di volta celeste alle costruzioni selvagge delle nostre città, oppure nei momenti di fuga dal caos della modernità, su una spiaggia o in montagna, noi stessi rimaniamo attoniti di fronte alla Via Lattea che si distende e sembra riversarsi come un nastro bianco sopra di noi, oppure davanti al sorgere di una Luna Piena…..
Riusciamo certamente a visualizzare mentalmente il momento in cui questo nostro antenato abbia iniziato con l’osservare il Sole , poi la Luna che prendeva il suo posto di notte ; e poi ancora il movimento dei corpi celesti, astri rotanti nell’infinito, che, dalla sua visuale terrestre, tracciavano sentieri misteriosi, ancor più misteriosi ritorni, innumerevoli cicli scanditi da levate e tramonti, dall’alternanza di Luce e di Buio, di Caldo e di Freddo, di Secco e di Umido.
La Terra cambiava e sembrava risuonare con le vibrazioni astrali, i quattro elementi rispondevano con l’abbondanza o con la penuria , e lui, l’Uomo, nel suo stesso corpo risentiva o beneficiava di quei mutamenti. Egli, pur così inizialmente indifferenziato, indiviso, quale feto in un immenso Utero, ad un certo momento sente insorgere bisogni. Il suo “Io” che patisce il Caos in cui è immerso lo spinge a cercare un significato, un ordine che spieghi ogni cosa.
E l’ordine lo trova nel Cosmo.
Ora che viviamo nella cosiddetta “civiltà” , dimentichi di abitare un astro viaggiante nello spazio infinito, non siamo consapevoli di ruotare incessantemente ora guardando il Sole di Giorno oppure arditamente dandogli le spalle, la Notte.
Da millenni, percorriamo su questo strano “cocchio” chiamato Terra un sentiero annuale che idealmente inizia in primavera, nel mese di marzo e che giorno dopo giorno, mese per mese attraversa dodici stazioni, dodici fasi stagionali , comunemente chiamate “segni zodiacali”.
Il Sole, nella sua orbita, percorre il cerchio zodiacale coincidente con il suo percorso annuale, stabilendo così, al momento della nostra nascita, quale sia la nostra appartenenza zodiacale e quindi il nostro “imprinting” cosmico.
L’astrologia, che ha accompagnato l’astronomia a partire da quattro millenni prima di Cristo, nel corso dei secoli, fino ad arrivare alle porte della modernità, è riuscita bene o male a sopravvivere alle persecuzioni di carattere religioso, mentre è stata letteralmente smantellata dall’avvento del cosiddetto pensiero “scientifico”. In quel momento fu detronizzata da materia di studio universitaria a mèra superstizione e declassata ad un passatempo per creduloni e analfabeti, ma i Caldei, i veri iniziatori di questa disciplina furono studiosi straordinari tanto che ancora oggi noi dobbiamo a loro la maggior parte delle conoscenze di base delle leggi astronomiche.
Caldei : nome misterioso con il quale venivano designati gli studiosi della scienza astrologica in Mesopotamia. Essi erano non solo scienziati ma anche e soprattutto cultori di una Scienza Sacra.
Lo studio astronomico, a quel tempo, era accompagnato da quello astrologico e divinatorio, perché gli astri e le costellazioni come tutti i componenti della Natura, rappresentavano dei “segni” attraverso cui gli dèi si mettevano in comunicazione con il mondo degli uomini. Solo i sacerdoti potevano decifrarli correttamente e celebrare i rituali necessari per scongiurare previsioni nefaste . Ad ogni evento celeste corrispondeva un evento terrestre analogo, a dimostrazione che “ciò che sta in alto è uguale a ciò che sta in basso”.
Eppure la Scienza Astrologica ancora sopravvive e, mentre viene rozzamente divulgata dai media, è pur vero che è sufficiente per ciascuno di noi, sulla semplice osservazione empirica, verificare anche sommariamente che chi nasce ad Agosto sotto il segno del Leone manifesta questa sua appartenenza in maniera riconoscibile nei suoi tratti essenziali, che saranno ben diversi dal riserbo e dalla “rigidità” di un nato nel pieno della stagione invernale, nel segno del Capricorno.
E questo non perché le costellazioni lancino influssi che condizionano la nostra psiche, come ci fanno spesso rozzamente credere , ma semplicemente perché in Estate il Sole, attraversando quella determinata porzione di Cielo, avrà una forza vivificante e di estroversione che sarà ben diversa da quella tiepida e brevissima del periodo invernale e questa differenza del “dosaggio” tra Forza Giorno e Forza Notte è determinante , per analogia e non per causalità, ai fini del carattere individuale. Gli antichi potevano ben osservare queste differenze energetiche anche per stabilire la negatività o meno di futuri eventi, mentre una rudimentale psicologia poteva essere abbozzata anche a livello del singolo.
La stessa Natura, ad una semplice osservazione, suggerisce l’analogia appropriata: ad Agosto la Natura si manifesta orgogliosamente e sfrontatamente all’esterno, evidenziando l’abbondanza di frutti e il rigoglio della vegetazione. Non sembra vestirsi di un manto regale, facendo bella mostra di sé, specchio sulla Terra della forza vivificante e fecondante del Sole?
E nella stagione invernale, il seme ormai a riposo sotto la Terra, non deve forse, in assenza della forza solare, attingere ad altre risorse per sopravvivere in condizioni molto più avverse , quali la resistenza e la pazienza in modo da ridurre al minimo il dispendio di energia e poter contare su una più duratura aspettativa di sopravvivenza in modo da garantire la vita che dovrà sbocciare poi in Primavera?
E ancora: oltre al Sole anche la Luna e i pianeti del sistema solare attraversano la fascia zodiacale , ognuno con la propria traiettoria, la propria orbita e il proprio tempo di rivoluzione. Il rapporto attraverso il quale si relazionano tra di loro si regge su una complessa armonia geometrica e aritmetica che esprime valenze numeriche, musicali, psicologiche, esoteriche religiose e magiche. Lo studio di questi rapporti completa e arricchisce quanto detto in precedenza: il velo che viene sollevato sul loro significato dipende dalla perseveranza e dall’attenzione di chi lo solleva.
E’ necessario allora, come in tutti i processi conoscitivi, avvicinarsi a questo Sapere con il cuore puro, con cautela ed umiltà, ma anche con la consapevolezza che sollevare il “Velo di Iside” significa scrutare uno Specchio in cui la propria immagine riflessa può restituirci, ad ogni progresso autentico, il senso della nostra “divinità”.
Le ere zodiacali, i segni, i decani, e infine anche il singolo grado zodiacale esprimono una simbologia che riflette in se stesso l’intera creazione. Come una singola cellula contiene l’informazione dell’intero corpo, così ogni elemento dello zodiaco rappresenta un frammento, una porta, un varco attraverso cui possiamo comprendere il Tutto.
Ecco perché il sapere logico-razionale, da solo, non può essere sufficiente. Esso da solo divide , separa, discrimina. Ma è solo una parte del percorso conoscitivo che va completato e inserito in un ambito più ampio di collegamenti e di analogie.
Nessuna conoscenza sarà mai veramente autentica senza la visione del Cuore, quella unificante e onnicomprensiva, vero “ ponte” di comprensione tra materia e psiche.
Esso solo è l’unico piano che permette di integrare ciò che sta in “basso” con ciò che sta “in alto”, è il vero salto di consapevolezza che può farci finalmente comprendere che la molteplicità è solo illusione dei sensi, e che la Verità si trova nell’Unità che sottende ogni cosa e che costituisce il vero “segreto “ di qualsiasi autentica conoscenza.
Etichette:
Miei Articoli
Iscriviti a:
Post (Atom)