Il coraggio che mi manca
La pioggia che mi stanca
I tuoi occhi senza fondo
Mi precipitano addosso.
Chi sei nebuloso , non so.
Non so
Se quello che vedo mi somiglia
Oppure mi sveglia
Se mi addormento o mi lamento
Se sono donna o serpente
Tegola o ombrello.
Mi aggrappo all’estremo tuo lembo
Di barlume e comprensione
La follia ci avvolge come una calda coltre
Di freddo candore.
E allora sussurriamo:” Amore”…
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DA ANIMA A ANIMA

Nessun pensiero nasce, se ce n’è uno che nasce, nello stesso momento muore.
Lo lascio morire.
Immediatamente nasce qualcos’altro.
Non so cosa sia, ma è il silenzio che vince ora. Da Anima a Anima guardo la verità ed è proprio lì come i tuoi occhi. Quello che hai detto , che dici o che pensi di dire, muore all’istante . Di fronte all’infinito che c’è dentro, una parola è niente.
Tu mi vedi e ti riempi di me, quello è il momento in cui mi perderei, mi getterei in quel vorticoso abisso.
Da Anima a Anima piangerei tutte le mie lacrime, tutti i dolori, quelli più antichi. Non lascerei nulla di me o per me.
Scrutami, voglio che leggi. Tutto quello che vorrei dirti è anche quello che non vorrei, quello che so è quello che non so più.
Da Anima a Anima quale ferita potrebbe ferirti? Quale rabbia o incomprensione?
Non c’è sostanza da dividere o spezzare. Non c’è torto o ragione, niente da difendere, nulla da credere. Nessuna contraddizione. Tutto è fluido. Vedi che non parliamo più, ora? Non è immenso questo silenzio?
Da Anima a Anima.
Scavalchiamo il tempo , superiamo lo spazio e gli universi, attraversiamo i millenni chissà da quanti millenni.
E chissà da quanti ancora ci rincorriamo e se è possibile perdersi o stancarsi un bel giorno. Anche da Anime. Vorrei fermare il tuo girovagare infinito proprio qui, nell’infinito istante di questo interminabile respiro. Chiamalo Amore, chiamalo Vita.
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LE NOSTALGIE DI TERESINA

Mi sembra di vederla, lei, nata nel 1930, in mezzo ai suoi monti, l’aria frizzante, le corse per i prati e la certezza di averle tutte vinte, lei che era l’ultima della nidiata, la più piccola , così viziata e coccolata…
Io che l’ho conosciuta alle soglie del 2000, non posso non vederla sempre così, eterna bambina, piena di stupore, con la gioventù che non la lascia perché ha quel modo aristocratico di fare i capricci per un desiderio di salmone a colazione e lo stesso entusiasmo nel doversi adattare in una stanza a 4 letti con un bagno solo, sempre divertita e partecipe nell’arrangiarsi, nell’adattarsi a tutte le situazioni. Credo che abbia l’avventura dentro, lo spirito di una esploratrice.
Spesso però si ritira anche, in preda ad austeri timori, incomprensibili tentennamenti, dubbi spiccioli, repentine insicurezze che disegnano come una parte ombrosa, più lunare. Il suo è un palcoscenico , ma discreto, un mettersi in evidenza di chi si ritira in un angolo, per non confondersi troppo: spesso divent a un’aristocratica presenza, critica spettatrice che osserva il mondo da un angolo privilegiato, superiore.
Ha le sue pretese, Teresa, non molla nelle sue impuntature e poi si contraddice con inaspettati cedimenti, scrupoli, rimorsi…..quasi altalenando tra i propri desideri e la realtà con la quale è necessario fare sempre i conti, che non sempre può essere plasmata secondo la propria volontà. Ed è a questo limite che inaspettatamente spesso si arrende.
“Come stai Teresina?” – “Bene, bene con le mie nostalgie, ma quelle sai ci stanno sempre…tu mi conosci”. Questa è la sua risposta di sempre. Quelle sue malinconie che sembrano accompagnarla a braccetto, sono i ricordi dell’appena trascorsa vacanza, ma anche ricordi più lontani, che si perdono dietro a tempi più felici, progetti interminabili, quando la vita sembrava scorrere ai suoi piedi, mansueta, era “la” vita anche se con il suo pesante prezzo da pagare.
Ha avuto, Teresina, l’amore , l’ha rincorso il suo sogno, certo, ma ha anche pagato, ha piegato la testa e l’ha alzata, non si è fatta mancare nulla, strafottente e umiliata allo stesso tempo. Vittima e carnefice per la fame di vita.
“Vivi!” mi dice. Questa semplice frase spesso mi basta per rimettermi in riga.
La sua vita attuale non è banale, per quanto la sua irrequietezza la renda scontenta.
Il suo essere incontentabile fa parte del suo eterno bisogno di qualcosa di più, sempre.
“E’ la mia famiglia” e si illumina orgogliosa dei nipoti, dei pronipoti , belli come il sole che addolciscono tutte le sue spigolature. Si ammorbidisce inaspettatamente, e questo sollievo la ricarica all’improvviso di fiducia verso l’avvenire, di nuovi progetti, nuove esperienze …..
Quando l’ho conosciuta, ancora fragile, sembrava annaspare per cercare un senso alle sue perdite, e non vedeva la ricchezza che doveva imparare a riconoscere dentro di sé.
Da allora si è ripresa la sua forza, forse ha capito che la vita è bella di per sé, senza che nessun altro possa dargli un senso, tranne lei stessa.
E le sua nostalgie, io le so, le conosco. E’ quella esistenziale impossibilità di acciuffare la vita per intero , sempre quel pezzetto che sfugge, che scivola tra le dita, come tirato via dal vento e che quando sembra sia lì, sia nostro, è già lontano, imprendibile.
Teresina che le sue nostalgie sono anche le nostre, privati tutti come siamo di qualcosa di indispensabile, di indelebile che ci è rimasto stampato nell’anima.
Teresina che forse sa o forse no che quella è la sua ricchezza, il suo tesoro, quel aver avuto, l’aver vissuto sconsideratamente.
Teresina che mi insegna, mi sorprende e mi diverte. Mia confidente imparziale, ascoltatrice segreta dei miei turbamenti.
Chissà perché, finiamo spesso per comprare le stesse scarpe, e questo è simbolico: forse, penso , entrambe metteremmo volentieri le ali ai piedi.
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IL BELLO DI AVERE UN FRATELLO INCROLLABILE

Certe volte scopriamo tardi chi siamo noi , (ammesso che riusciamo nell’impresa), figuriamoci se non scopriamo ancor più tardi chi sono veramente i nostri genitori, o i nostri fratelli, persino. Eh, già, perché se ci mettiamo in testa di togliere di mezzo il “ruolo”, che copre l’essenza, la persona in sé , il suo talento o il suo valore intrinseco, potremmo scoprire che in realtà abbiamo vicino una insospettabile presenza, che osserviamo e “sentiamo” in modo nuovo e sorprendente, allorquando ci decidiamo ad andare oltre le apparenze, oppure oltre i nostri stessi preconcetti.
Tante volte è la vita, che ti mette in condizioni di scoprire l’amore che provi.
O quello che non ti sei mai detto per distrazione, per abitudine o per una scontata e pigra visione.
In questo caso è stato un improvviso ricovero in ospedale.
Tu, mio fratello, eri lì, quasi ogni giorno, come un baluardo, vestito della tua tenacia , incollato quasi al mio letto, e sentivo che eri lì, presente e attento, anche se non ti vedevo.
Sei là fuori, in sala d'attesa, se ho un'accertamento; sei ancora là per parlare con il medico.
In prima fila, quando entro in sala operatoria, mi accompagni, quasi un angelo sulla mia spalla.
Non ti ho mai detto che ti ho ammirato, per il tuo passato turbolento e difficile, una intricata foresta di sentieri giornalieri spinosi e angusti. Ti ho ammirato per la forza e la tenacia incrollabile di allora , senza cedere mai sotto pesi immani di responsabilità, impegni, difficoltà pratiche e di coscienza, in una solitudine forse troppo orgogliosa, in cui avrei voluto trovare uno spiraglio per poter tendere una mano, o dire una parola. Non sai quanto la tua fatica di vivere, fosse anche la mia, così impotente e lontana come mi sentivo. Ma non sai quanto questo ti abbia reso ai miei occhi immenso, per la tua fragilità di avere simultaneamente dei confini così labili e così caparbiamente rigidi, intento e concentrato a captare i bisogni altrui , oscillante tra l’incapacità di sentire i tuoi propri vuoti e un delirio di invincibilità.
In questo mese di ospedale ho ritrovato quella tua forza, quella tenacia dello stare sempre accanto, quel trasmettere una sicurezza totale del potersi affidare e di una presenza che non veniva meno neanche per un attimo. Mi sono sentita dolcemente accudita da uno sguardo attento ed efficace, anticipata nei miei bisogni. Ancor più ti ho sentito con me la notte dell’intervento, uno sguardo attento sul cuscino, gli occhi spalancati e senza sonno.
Ebbene sì, per me ci sei stato anche quella notte.
Tutti i miei familiari mi hanno fatto sentire così, come tanti amici non mi hanno abbandonato, costantemente presenti e premurosi.
Ma, spero nessuno me ne voglia, il mio ringraziamento va a lui, al mio incrollabile fratellone, come paradigma di tutto l’amore di cui mi sono sentita circondata.
Valeva la pena, forse, ammalarsi solo per sentire tutto questo.
Grazie, Roby. So che ci sei.
La tua “sorellacchia”. Con amore.
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LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO
Un’estate di tanti anni fa….
Un giugno incantato, una Roma magica e assolata , la chiusura delle scuole, e le vacanze….
I timori nascenti, di quell’amore nuovo, sognato solo nei film, vissuto con incredula meraviglia.
Non ti ho detto mai di quella notte in cui ho capito che era Amore , con la finestra spalancata ai grilli dell’estate e un cielo stellato da guardare con occhi sbarrati, pieni di meraviglia e stupore fino al mattino, pensando di vivere un sogno.
E quel primo bacio…chi può dimenticarlo?
Ti ricordi quel Carabiniere che ci rimprovera minaccioso davanti alla Fontana del Gianicolo….?
E dell’impazienza, dei minuti, dei secondi che mancavano a quell’incontro, una impazienza malata che qualsiasi contrattempo , una telefonata, il richiamo di un amico, perfino un semaforo indispettiva, e non pensavi ad altro che alla paura che tutto potesse svanire , perché anche un solo giorno senza quella fuga fuori dal tempo e dallo spazio era insopportabile, significava incedere senza respiro, in una apnea di sofferte e infinite emozioni ….
Il tempo volava o moriva.
Non c’era misura né ritmo, perché era sempre troppo quello da aspettare e troppo, veramente troppo poco quello da vivere….
Ti ricordi quell’albero di fichi selvatici che ci accoglieva e quel caldo che sapeva di fieno, del frinire delle cicale e quel silenzio dell’estate che profumava del rosso dei papaveri….
E tu che mi dicevi che mi dovevo volere bene e quella risata sorpresa davanti al mio seno nudo, doveva essere talmente buffo , per definirlo “barocco”….
E il giro delle Chiese , quelle si Barocche davvero, e il Palatino e tutte le fontanelle in cui bagnavi i tuoi riccioli neri non si sa se per il caldo o per una specie di vezzo quasi femminile.. E poi ancora quando liberammo quel pesciolino rosso alla Tre Fontane….
Le fughe senza fiato, via da Villa Pamphili! mentre già il sole tramontava, tra un bacio e una carezza , con la paura di trovare i cancelli chiusi ma poi mica così preoccupati in fondo, e bisognava arrivare a casa con l'autobus, tutti sudati , scompigliati , con lo sguardo smarrito di chi sta su una nuvola tirata via dal vento....
Che estate quella!
Fu solo quel mese di giugno per me l’Estate , così calda e assolata, in una Roma così deserta , così afosa e sonnecchiante, così luminosa…..
Un giugno incantato, una Roma magica e assolata , la chiusura delle scuole, e le vacanze….
I timori nascenti, di quell’amore nuovo, sognato solo nei film, vissuto con incredula meraviglia.
Non ti ho detto mai di quella notte in cui ho capito che era Amore , con la finestra spalancata ai grilli dell’estate e un cielo stellato da guardare con occhi sbarrati, pieni di meraviglia e stupore fino al mattino, pensando di vivere un sogno.
E quel primo bacio…chi può dimenticarlo?
Ti ricordi quel Carabiniere che ci rimprovera minaccioso davanti alla Fontana del Gianicolo….?
E dell’impazienza, dei minuti, dei secondi che mancavano a quell’incontro, una impazienza malata che qualsiasi contrattempo , una telefonata, il richiamo di un amico, perfino un semaforo indispettiva, e non pensavi ad altro che alla paura che tutto potesse svanire , perché anche un solo giorno senza quella fuga fuori dal tempo e dallo spazio era insopportabile, significava incedere senza respiro, in una apnea di sofferte e infinite emozioni ….
Il tempo volava o moriva.
Non c’era misura né ritmo, perché era sempre troppo quello da aspettare e troppo, veramente troppo poco quello da vivere….
Ti ricordi quell’albero di fichi selvatici che ci accoglieva e quel caldo che sapeva di fieno, del frinire delle cicale e quel silenzio dell’estate che profumava del rosso dei papaveri….
E tu che mi dicevi che mi dovevo volere bene e quella risata sorpresa davanti al mio seno nudo, doveva essere talmente buffo , per definirlo “barocco”….
E il giro delle Chiese , quelle si Barocche davvero, e il Palatino e tutte le fontanelle in cui bagnavi i tuoi riccioli neri non si sa se per il caldo o per una specie di vezzo quasi femminile.. E poi ancora quando liberammo quel pesciolino rosso alla Tre Fontane….
Le fughe senza fiato, via da Villa Pamphili! mentre già il sole tramontava, tra un bacio e una carezza , con la paura di trovare i cancelli chiusi ma poi mica così preoccupati in fondo, e bisognava arrivare a casa con l'autobus, tutti sudati , scompigliati , con lo sguardo smarrito di chi sta su una nuvola tirata via dal vento....
Che estate quella!
Fu solo quel mese di giugno per me l’Estate , così calda e assolata, in una Roma così deserta , così afosa e sonnecchiante, così luminosa…..
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L'INCONOSCIBILE SIGNIFICATO DELL'AMORE
Vorrei parlare dell’Amore?
Non so nemmeno io perché è nato questo titolo per il blog.
L’idea iniziale era tutt’altra ma credo di avere capito, ormai, che scrivere significa avventurarsi nel foglio bianco , come salpare con un vascello incantato solcando un mare infinito. E come in qualsiasi viaggio, puoi trovare mondi sconosciuti che abitano dentro di te e che finalmente, tramite la scrittura, cominciano ad esistere, a diventare visibili. E te, ignara di ospitarli nella tua anima, ne rimani sorpresa, più di qualsiasi altro.
In realtà io dell’Amore non so cosa dire, perché semplicemente non so veramente cosa sia, o meglio se sia possibile definirlo.
Potrei tentare delle spiegazioni.
Ma mi limiterò, per ora, a citare una frase di L. Wittgenstein:
"OGNI SPIEGAZIONE E’ UN’IPOTESI.
SE QUALCUNO PERO’ E’ RESO IRREQUIETO DALL’AMORE,
TROVERA’ SCARSO AIUTO IN UNA SPIEGAZIONE IPOTETICA .
ESSA NON LO CALMERA’"
Non so nemmeno io perché è nato questo titolo per il blog.
L’idea iniziale era tutt’altra ma credo di avere capito, ormai, che scrivere significa avventurarsi nel foglio bianco , come salpare con un vascello incantato solcando un mare infinito. E come in qualsiasi viaggio, puoi trovare mondi sconosciuti che abitano dentro di te e che finalmente, tramite la scrittura, cominciano ad esistere, a diventare visibili. E te, ignara di ospitarli nella tua anima, ne rimani sorpresa, più di qualsiasi altro.
In realtà io dell’Amore non so cosa dire, perché semplicemente non so veramente cosa sia, o meglio se sia possibile definirlo.
Potrei tentare delle spiegazioni.
Ma mi limiterò, per ora, a citare una frase di L. Wittgenstein:
"OGNI SPIEGAZIONE E’ UN’IPOTESI.
SE QUALCUNO PERO’ E’ RESO IRREQUIETO DALL’AMORE,
TROVERA’ SCARSO AIUTO IN UNA SPIEGAZIONE IPOTETICA .
ESSA NON LO CALMERA’"
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